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Il 29 marzo su Sanità e Territorio del giornale La Provincia, e ripetuto il giorno dopo sullo stesso  quotidiano, si è parlato con entusiasmo del nuovo ospedale di Cremona,  

Il titolo ll nuovo ospedale di Cremona: mix di architettura e natura che trasformano la cura in un ecosistema urbano sostenibile” fa pensare ad un esempio di integrazione tra  architettura e natura, un “ecosistema della cura” capace di unire medicina, paesaggio e sostenibilità  ambientale.  A corredo dell’articolo ci sono immagini che ripropongono il progetto vincitore del concorso  internazionale : un ospedale immerso in un grande parco, con un bosco centrale, uno specchio  d’acqua, percorsi verdi, giardini pensili e spazi aperti accessibili ai cittadini.  

Un progetto ritenuto affascinante, che ha contribuito a costruire nell’opinione pubblica cremonese  l’idea di un ospedale-parco, una “città della salute” immersa nella natura. 

Tuttavia in questi mesi non si sta approvando il progetto del concorso, ma il PFTE2 (Progetto  di Fattibilità Tecnico Economica), cioè il progetto reale, quello che determina costi, impianti,  gestione energetica, manutenzione e organizzazione sanitaria

Ed è qui che nasce il problema: il progetto reale è molto diverso dal progetto raccontato nella  trasmissione RAI “La pelle del mondo” del 28 marzo scorso del professor Stefano Mancuso, insigne  scienziato e massimo esperto di piante e verde urbano. 

L’architetto Mario Cucinella durante l’intervista ha illustrato la visione architettonica e ambientale  del progetto originale presentato il 30 novembre 2023, parlando di boschi della salute, di giardini  pensili sull’estesa sommità dell’anfiteatro del corpo centrale, di un lago centrale di circa 100 m di diametro che mitiga la calura estiva e preserva l’area circostante dalle gelate invernali…  Ma subito dopo l’intervista a Cucinella, il professor Mancuso, parlando del verde in architettura,  ha osservato:  “Spesso è meglio rendere disponibili alle piante aree naturali più accessibili a tutti e anche  molto meno costose da gestire.” 

È un’osservazione importante, perché introduce un tema raramente affrontato: il costo e la gestione  nel tempo delle soluzioni architettoniche complesse, come appunto i giardini pensili, le coperture  verdi, le grandi strutture tecnologiche. 

In questi due anni si è insistito a presentare sui media il sogno di Cucinella, anche perché nessuno ancora conosce il progetto attuale, e non è potuto emergere con la dovuta rilevanza che cosa ha  prodotto di molto meno idilliaco il passaggio dal progetto originale al progetto ridimensionato con  PFTE2. 

A seguire alcuni dei più significativi ridimensionamenti strutturali e architettonici che abbiamo letto  su documenti dell’Asst e che il Comune di Cremona sta valutando: 

i piani sono stati ridotti da 9 a 7,  

i posti letto sono diminuiti di 150,  

il lago centrale è stato sostituito da vasche di laminazione (raccolta delle acque piovane), i giardini pensili sono stati pressoché eliminati,  

sono comparse grandi centrali tecnologiche e impiantistiche, il sistema energetico  prevede anche una centrale di cogenerazione con una torre evaporativa e 300 ventole di  raffreddamento certamente non silenziosissime…(non sono 300 fringuelli!) e molti altri non  irrilevanti sistemi tecnici che a nostro parere non contribuiranno a creare un “ecosistema  urbano ecosostenibile”. 

l’eliporto è stato spostato di centinaia di metri (per raggiungere il Pronto Soccorso bisogna percorrere 500 m)  

i costi complessivi hanno raggiunto ad ora cifre superiori ai 600 milioni di euro. Si può  senza timori scommettere che se si dovesse iniziare la costruzione nel 2027-28 e terminarla,  come dichiarato dall’Asst di Cremona, dopo circa 11 anni, nel 2038 i cremonesi si dovranno  far carico di una spesa per la conclusione del nuovo ospedale di 800 – 1000 milioni? 

…… e molte altre variazioni peggiorative rispetto al progetto originale. ..  Quando sarà possibile analizzare la funzionalità sanitaria del PFTE2 chissà quante  “sorprese” emergeranno.  

È normale che un progetto cambi passando dal concorso al progetto tecnico. Quello che non è normale è che sui media la discussione pubblica continui a basarsi sul  progetto di concorso e non sul progetto reale che dovrebbe essere “esecutivo”

Un ospedale non è solo un’opera da costruire: è una macchina complessa che deve funzionare e  costare in modo sostenibile per 50 anni e molto oltre (nel progetto tecnico viene garantita una vita  di 100 anni). 

Il problema non è solo il costo di costruzione, ma il costo di gestione futura: energia,  manutenzione, personale tecnico, impianti, riparazioni. 

Per questo la vera domanda che Cremona dovrebbe porsi oggi, quando ancora non è troppo tardi per  cambiare idea, non è se il nuovo ospedale sia bello o moderno, ma un’altra: 

È questa la soluzione più sostenibile, dal punto di vista ambientale, sanitario ed economico,  per i prossimi 50 anni, oppure esiste un’alternativa — come la riqualificazione dell’ospedale  esistente — che potrebbe garantire le stesse prestazioni sanitarie con costi molto inferiori? 

Prima di impegnare oltre 600 milioni di euro pubblici e decine di milioni all’anno di gestione, questa domanda merita una risposta tecnica, pubblica e trasparente. 

Perché un conto è il progetto di concorso, che aveva l’obiettivo di vincere una gara di architettura. Un conto è il progetto tecnico ed economico che i cittadini dovranno pagare e mantenere per  decenni. 

La domanda che Cremona deve porsi oggi è semplice: 

stiamo scegliendo un progetto sanitario o un progetto architettonico? 

 

Movimento per la riqualificazione dell’ospedale di Cremona

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