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In merito all’articolo di Antonio Grassi pubblicato il 22 febbraio 26 sul blog vittorianozanolli.it col titolo “Nuovo ospedale, smascherato il politico che non lo voleva e che oggi ne tesse le lodi” e all’ampio corollario di commenti che ha sollevato, mi permetto questa nota.

Uno da solo può tutto a patto che tutti gli altri glielo consentano. 

E qui tutti si sono inchinati e allineati in buon ordine, la politica come la società civile. 

Tra chi avrebbe potuto e dovuto in ragione del proprio ruolo, nessuno, a destra e a sinistra, sindacati compresi, ha alzato la voce in difesa del diritto alla salute dei cremonesi e dei casalaschi, diritto che solo una sanità pubblica territoriale diffusa ed efficiente può garantire. 

Hanno taciuto anche quelli che si erano candidati sgomitando scompostamente alle elezioni del ‘24 intestandosi la difesa dell’ attuale ospedale e che subito dopo le elezioni non hanno replicato al diktat del presidente Pizzetti che stabiliva che a quel punto, in merito al progetto, il problema non fosse più il ‘se’ ma il ‘come’. 

Hanno taciuto e si sono inchinati al diktat i medici e i sanitari, con solo qualche lodevole eccezione, come hanno taciuto gli Ordini professionali che li rappresentano. 

Hanno taciuto i responsabili dei servizi sociali provinciali e non hanno sollevato obiezioni le associazioni di volontariato che ben conoscono le fragilità del territorio. Dieci di queste hanno detto sì pubblicamente al progetto del nuovo ospedale, progetto che ha goduto del plauso dei soci del Lions Club Stradivari che al dg Ezio Belleri ha aperto porte rimaste chiuse per il Comitato in indirizzo. 

Hanno taciuto le massime autorità amministrative (leggi Provincia) come pure quelle della Diocesi cremonese, sia a livello apicale (leggi vescovo) che di settore.

Hanno taciuto e si sono inchinati al diktat i sindaci del territorio casalasco-cremonese, una cinquantina di sindaci che, in quanto tali, hanno come loro primo mandato la tutela della salute pubblica, cosa che dopo la tragedia del Covid può voler dire soltanto potenziare la sanità territoriale. 

Posso dichiararmi (a nome del Comitato in indirizzo) testimone diretta di tutto questo per avere bussato e ribussato senza risultato a ciascuna di queste porte.

E’ un piccolo pezzo di triste storia corale cremonese che ha visto e vede sacrificare l’interesse generale in nome di convenienze di parte o di comode miopie.

A questa triste storia i cremonesi e i casalaschi hanno già pagato un conto altissimo quando, nel  mese clou della pandemia, a Cremona è toccato il primato mondiale in percentuale di morti per Covid. 

E sempre in ragione di questa triste storia i cremonesi e i casalaschi di oggi e di domani pagano e  pagheranno in salute e in anni di vita politiche sbagliate che ora si perseguono con garibaldina baldanza col placet di tutti coloro che hanno o avrebbero voce in capitolo, dimentichi non solo della lezione del Covid ma anche della lezione scritta nero su bianco da una serie di indagini epidemiologiche firmate ATS che denunciano la sofferenza di un territorio penalizzato da tassi di inquinamento incompatibili col diritto alla salute e alla vita dei residenti (qui i valori di PM 2,5 superano di cinque volte il livello massimo fissato dall’Organizzazione mondiale della sanità) e che ora si è scelto di caricare dell’onere rappresentato dal primato conseguito da Cremona in Italia in fatto di impianti di biogas/ metano che aggiungono inquinanti a una provincia tra le più inquinate d’Europa e con il triste primato europeo di morti per tumore e di morti precoci in assenza di patologie.

 Resta che in ambito pubblico, come nel privato, le responsabilità non sono collettive ma personali in capo a chi decide e a chi non vede, non sente, tace o consente. 

 

Rosella Vacchelli

Comitato per la difesa della sanità pubblica e dell’ospedale di Cremona

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