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E tanto tuonò che piovve, ma la montagna partorì un topolino.  

Il presidente del Consiglio comunale di Cremona, Luciano Pizzetti, dopo aver affermato, non più tardi dell’11 dicembre, che il mandato ricevuto dal Consiglio comunale “è vincolante” (v. da minuto 30:49 a 32:00 audio  riunione ufficio di Presidenza), anziché spiegare perché non è stato rispettato dall’assessora Simona Pasquali, invita cittadini ed elettori a vedere il video della seduta del consiglio comunale di  Cremona del 18 dicembre, per verificare come si sono svolti i fatti. 

Bene, siamo andati a vederlo e abbiamo constatato che il Consiglio comunale, dopo un breve  dibattito, ha approvato, esattamente come tutti gli altri Consigli dei 109 Comuni Soci di Padania  Acque e il Consiglio provinciale, le modifiche statutarie così come proposte dal CDA della Società,  con la sola astensione del gruppo consiliare di Fratelli d’Italia.  

Certo qualche consigliere della maggioranza ha rilevato che tali modifiche non contemplavano un  limite ai mandati e che forse sarebbe stato bene richiamare l’attenzione dei sindaci, riuniti in  assemblea, su questa mancanza, visto che loro stessi, quali sindaci, sono sottoposti alla regola del  limite di mandato. C’è stato chi addirittura ha citato la Costituzione a sostegno di tale argomento.  Però, malgrado la preoccupazione e le altisonanti affermazioni, e nonostante il presidente Pizzetti  sostenga che trattasi di una “questione puntuale e sostanziale in quanto non favorisce il ricambio  ed il rinnovamento”, ci chiediamo perché non sia stato predisposto alcun emendamento da  sottoporre alla votazione del Consiglio comunale e successivamente all’assemblea di Padania  Acque, ma il tutto si sia ridotto ad una “riflessione”, a uno “spunto”. 

Riflessione, spunto, raccomandazione, suggerimento accolto dall’assessora Pasquali nella sua  replica, che prontamente lo ha attribuito all’intero Consiglio comunale e come tale lo ha illustrato all’assemblea di Padania Acque. E’ stata una svista, voluta o casuale?  

Considerato che il documento è stato messo a disposizione quasi sei mesi fa e che eventuali  osservazioni o modifiche andavano presentate entro il 7 settembre, ci domandiamo come mai questi consiglieri di maggioranza, unitamente a Fratelli d’Italia, solo la mattina del 18 dicembre, a  poche ore di distanza dall’assemblea di Padania Acque, convocata per le 16 dello stesso giorno, si  accorgono che le modifiche statutarie non contengono un limite ai mandati e perché, malgrado  ciò, il Consiglio comunale di Cremona vota e approva le modifiche statutarie così come  pervenute. 

Limite di mandato?  

Per i Comuni, attualmente, e dopo tanti va e vieni, la situazione è la seguente: fino a 15.000  abitanti una persona può essere eletta a sindaco per tre mandati (15 anni), fino a 5000 abitanti  non esiste alcun limite. Però chi è stato sindaco e ha raggiunto il limite, può sempre candidarsi a  consigliere, diventare vicesindaco o assessore, oppure entrambi.  

Fatta la legge, trovato l’inganno, altro che ricambio e rinnovamento! E da che pulpito viene la  predica! 

Il Collegio sindacale di Padania Acque rimane in carica per tre esercizi, ovvero tre anni e le stesse  persone possono, non devono obbligatoriamente, essere rielette. Pertanto un limite nei fatti c’è  già ed è quello stabilito dal codice civile, al quale ogni società per azioni, anche pubblica, si deve attenere. Finora sono state elette sempre le stesse persone? Colpa delle regole o degli accordi politici in base ai  quali ciò è avvenuto? E perché mai cambiare il collegio sindacale o qualche membro se ha svolto  bene il suo dovere?  

Sorprende che parecchi sindaci, insieme all’ assessora Simona Pasquali, contravvenendo a quanto  deliberato dai propri Consigli, si siano astenuti, anziché votare a favore delle modifiche statutarie,  riportando la lancetta dell’orologio alla burrascosa assemblea di Padania Acque dell’8 maggio,  quella nella quale si doveva votare il nuovo Collegio sindacale e che non è stato votato perché  qualcuno ha fatto i capricci.  

Intanto che si inseguono i capricci, si buttano nella spazzatura 111 delibere consigliari, come  fossero carta straccia, si torna al punto di partenza come nel gioco dell’oca e si sprecano tempo e  denaro pubblico.

Signor presidente Pizzetti l’assessora Pasquali per correttezza istituzionale e in osservanza del  voto consiliare, come da lei affermato nel già citato Ufficio di Presidenza dell’11 dicembre,  avrebbe dovuto votare a favore delle modifiche statutarie, così come tutti gli altri sindaci che si  sono astenuti. Chi partecipa all’assemblea di una società pubblica non ci va a titolo personale, ma  per esprimere gli indirizzi deliberati dal Consiglio in applicazione dell’art. 42, comma 2, lettera g)  del Testo Unico Enti locali e lei questo lo sa benissimo, come sa che, purtroppo, è una delle tante  norme per nulla rispettate e lo dimostra quanto avvenuto il 18 dicembre durante l’assemblea di  Padania Acque. 

Ci auguriamo che la nuova puntata della telenovela, programmata per la primavera del 2026, sia  l’ultima e metta fine a questa non edificante vicenda. 

  

Segreteria Partito Rifondazione Comunista 

Cremona

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