Le dimissioni di Michele Bellini da segretario provinciale Pd, ma non dal partito, hanno provocato un terremoto politico. L’addio è un esempio di coerenza e dignità, ma anche una prova inoppugnabile della decadenza irreversibile dei partiti. Segnale che conferma la loro agonia, con poche possibilità di ripresa.
Bellini non ha sbattuto la porta, ma ha motivato la sua decisione in maniera precisa e non banale. Senza ipocrisia, senza acredine, senza sconti. Con il bulino ha inciso uno spietato e poco rassicurante ritratto del Pd provinciale. Un lavoro da artista, un ritratto poco affine alla Madonna del Bellini e molto, invece, con il Grido di Munch.
L’ex segretario ha messo in piazza i panni sporchi del suo partito. Ha alzato il tappeto del salotto. Invece del centralismo democratico ha trovato il caos democratico. Ha incassato un no alla spartizione dei pochi pani e pesci conservati nella dispensa del condominio. Ha prevalso il metodo del tutti per sé e Dio per tutti ed è stato costretto a ingoiare il rospo. Ha tentato di togliere la polvere e di rassettare il salotto, ma il risultato, per sua stessa ammissione, è stato deludente e non corrispondente alle aspettative.
L’assemblea straordinaria dei soci di Padania Acque è l’ultimo episodio che ha confermato la crisi del Pd. Convocata per la modifica dello statuto societario, l’esito della votazione ha sancito il fallimento dell’unità del partito. Il Cremasco ha votato a favore. Astensione, invece, per Cremona città e per il Cremonese. La modifica non è stata approvata e la bocciatura va imputata al Pd. La medesima delibera era già stata approvata dal Consiglio provinciale e da tutti i Consigli comunali dei soci di Padania Acque, compreso quello di Cremona. È stata calpestata la volontà di oltre cento Consigli comunali senza una giustificazione plausibile e si sono umiliati gli stessi Consigli comunali. A chi giova questa delegittimazione? Non alla democrazia e non al Pd, che non potrà più ergersi a paladino dei diritti e della democrazia.
Bellini si è dimesso una ventina di giorni dopo questo sfregio istituzionale. Stabilire un rapporto di causa/effetto tra i due episodi non è dimostrabile. Supporlo non espone all’accusa di dietrologia a buon mercato.
Qui finisce il riassunto delle puntate precedenti, che diventano spunto per una riflessione sulla politica provinciale.
Il Pd governa le due città simbolo del territorio: Cremona con Andrea Virgilio e Crema con Fabio Bergmaschi. A Casalmaggiore, la terza per importanza, c’è Filippo Bongiovanni (Lega).
La Provincia è a trazione piddina (Roberto Mariani), con il consiglio in perfetta parità: sei consiglieri targati centrosinistra e altrettanti centrodestra. Parità teorica. Il centrodestra è diviso in due gruppi. Lega e Forza Italia insieme e Fratelli d’Italia orgogliosamente solo, quando non si allea con il Pd.
L’Area omogena cremasca con Gianni Rossoni e la neonata Area omogenea casalasca con Valeria Patelli sono entrambe a guida Forza Italia. E così la provincia è un Giano Bifronte. Testa piddina, corpo forzista.
A Milano, in Regione timbrano il cartellino Matteo Piloni (Pd), Riccardo Vitari (Lega), Marcello Ventura (Fratelli d’Italia). I primi due sono fratelli siamesi. Viaggiano in coppia. Inseparabili monitorano e presenziano a tutti gli eventi provinciali, da Casalmaggiore a Rivolta d’Adda. Fosse organizzato il torneo provinciale di lippa, non perderebbero la premiazione del vincitore. Bella coppia. Ventura, più solitario, è allergico all’aria del Cremasco e centellina le gite in riva al Serio.
A Roma, in Parlamento, il territorio conta su due punti di riferimento. L’onorevole Silvana Comaroli (Lega) lavora in silenzio e qualche buon risultato per la sanità locale l’ha ottenuto. Il senatore Renato Ancorotti (Fratelli d’Italia) è uomo di mondo e di pubbliche relazioni. Abile trapezista, esce intonso anche se immerso fino al collo in un pantano. Super esperto di make-up, non sbaglia mai la scelta del trucco e della maschera da indossare nelle varie occasioni.
In Europa ci dovrebbe essere l’europarlamentare Massimiliano Salini (Forza Italia). E il condizionale è d’obbligo. È lo spirito santo del territorio. Esiste, ma non si vede. Invece di Strasburgo potrebbe trovarsi nell’universo, o nel metaverso o in qualche altro posto controverso. Oppure stare sull’Isola non trovata, quella che «Nessuno sa se c’è davvero od è un pensiero» (Francesco Guccini). Di certo, è fatica sprecata cercarlo nel nostro territorio.
Si distingue per le interrogazioni che presenta al parlamento europeo. Un esempio? Quella sulla «Potenziale inclusione del Pernambuco nell’appendice I della Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e di fauna selvatiche minacciate di estinzione e salvaguardia del patrimonio culturale europeo» (19 novembre 2025). Ottimo. ma qualcuno lo avverta che anche la politica provinciale è in via di estinzione.
Poi ci sono gli strateghi che dettano la linea, anche se con ruoli ufficiali secondari. Il più noto e il più potente è Luciano Pizzetti. Presidente del Consiglio comunale di Cremona, viene considerato il sindaco ombra, ma i maligni notano che sia impossibile essere ombra di Andrea Virgilio. E allora? Potrebbe essere che il sindaco reale sia Pizzetti e quello ombra Virgilio. Ma è impossibile verificarlo.
Pizzetti non fa molto per smentire la diffusa percezione che sia il sindaco di fatto. Pochi giorni dopo il putiferio scatenato da Bellini, Cremonaoggi pubblicava (11 gennaio) una sua intervista con il titolo «Una Cremona che guardi al futuro: gli obiettivi per Luciano Pizzetti». Il presidente del Consiglio si è fatto sindaco. Ma lui è il presidente del Consiglio.
Infine c’è il pokerista, Fabio Bertusi. Privo di incarichi politici, in molte partite della politica provinciale tiene il mazzo e distribuisce le carte e nella manica nasconde una collezione di scale reali.
Il circolo di Fratelli d’Italia di Crema è da pochi mesi commissariato dal coordinatore regionale Carlo Maccari, il quale ha delegato al ruolo Ancorotti, il quale ha un rapporto conflittuale non sempre controllato con il coordinatore provinciale Ventura, il quale ha un feeling speciale e un filo diretto con Pizzetti, il quale spesso sollecita un rapporto di collaborazione con l’opposizione. Chiaro? È la filastrocca della politica provinciale.
Questo quadro spiega le dimissioni di Bellini, la contrapposizione tra Pd cremonese e cremasco, ma anche tra i Fratelli d’Italia del Po e quelli del Serio. Trovano un senso, ma non una giustificazione, gli scontri all’arma bianca per accappararsi i posti nei consigli d’amministrazione nelle società pubbliche e nelle partecipate, nelle fondazioni e negli enti. Più in generale evidenziano la crisi profonda del sistema politico provinciale. La sua vulnerabilità, la sua inadeguatezza e il suo scarso peso specifico nelle stanze che contano.
È un sistema privo di punti di riferimento forti e condivisi, capace di produrre studi sullo sviluppo futuro, che come un mantra ripetono sempre gli stessi concetti.
Un sistema incapace di trovare unità e un coordinamento reale e non teorico. Coeso nelle reiterate e unanimi dichiarazioni di intenti che durano il tempo di un dibattito e poi svaniscono come scritte sulla sabbia.
Un sistema diviso, governato da una pletora di gnomi e pochi giganti.
Una politica locale rintronata, terrorizzata dalla paura di essere marginalizzata e preoccupata di sopravvivere, tronfia e incapace di un atto di umiltà e di un mea culpa. Miope a non accorgersi di avere ceduto il proprio ruolo agli stakeholder inflessibili nell’imporre le proprie scelte e spesso i propri uomini. Una politica incapace di ascoltare, ma svelta a declassare il bene comune e retrocederlo nei gradini inferiori delle priorità.
«Ho imparato che fare politica vuol dire capire le ragioni degli altri» (Nilde Jotti). E gli altri non sono unicamente i portatori d’interesse. E capire non significa imporre e le proprie ragioni. Non contempla la delegittimazione dei consigli comunali.
Bellini tutto questo l’ha capito e si è dimesso. Anche i rappresentanti delle minoranze Maria Vittoria Ceraso e Alessandro Portesani. E anche Alberto Gigliotti, segretario provinciale Psi. E gli altri? E il Pd? «Te ne sei accorto, sì? Che passi tutto il giorno a disegnare quella barchetta ferma in mezzo al mare. E non ti butti mai» (Brunori Sas).
Antonio Grassi























