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Giornata importante quella di ieri per l’Area omogenea cremasca, protagonista in Regione, dove è stata approvata la risoluzione licenziata dalla Commissione lo scorso 4 dicembre in merito alle iniziative per la valorizzazione delle gestioni associate in Lombardia. Un passo avanti significativo verso quella Comunità di pianura che rappresenta l’obiettivo finale del percorso intrapreso dai Comuni del Cremasco. La risoluzione è stata approvata all’unanimità da tutti i gruppi consiliari, che nei loro interventi hanno citato l’Area omogenea cremasca come esempio da seguire.  Un modello da imitare in Lombardia per una gestione dei servizi sovracomunali più efficace ed efficiente.

Al Consiglio hanno presenziato il presidente dell’Area omogenea, Gianni Rossoni, il sindaco di Crema, Fabio Bergamaschi, e il sindaco di Casale Cremasco Vidolasco nonché membro della giunta dell’Area omogenea, Antonio Grassi. Negli interventi non sono mancati gli elogi per il presidente Rossoni e per il lavoro svolto dai Comuni del Cremasco. La risoluzione è stata presentata dal presidente della Commissione Autonomia e riordino delle autonomie locali, Giovanni Malanchini, che ha portato come esempio l’Area omogenea cremasca e il percorso che ha condotto alla proposta in Consiglio. Particolarmente appassionati gli interventi dei consiglieri regionali del territorio, Matteo Piloni (PD) e Riccardo Vitari (Lega). Non è invece intervenuto Marcello Ventura (Fratelli d’Italia), che, pur presente in aula, non ha preso parte al dibattito.

«Probabilmente — ha spiegato Piloni — siamo i primi in Italia ad affrontare in un’assemblea legislativa la prospettiva della gestione dei servizi in ottica territoriale, partendo da un modello, quello cremasco, che prova a rispondere ai grandi problemi che i nostri Comuni hanno e avranno sempre di più nel garantire servizi efficienti ai cittadini».

Molto puntuale Vitari, che ha sottolineato: «Viviamo in una fase in cui ai Comuni viene chiesto sempre di più, nonostante bilanci sempre più ridotti. La via maestra è collaborare, che non significa perdere identità, ma rafforzarla, riconoscendo che territori come il nostro condividono caratteristiche economiche, sociali e culturali che rendono naturale lavorare insieme. Nel Cremasco questa consapevolezza si è tradotta in un approccio pragmatico. Quando un territorio riesce a parlare con una voce più forte e più coerente, diventa anche più ascoltato. E questo vale soprattutto per le aree di pianura, che non hanno riferimenti istituzionali storici come le comunità montane, ma che esprimono ugualmente bisogni complessi e una grande capacità di innovazione».

«Quella di oggi — ha spiegato i Rossoni — è una bella giornata per il Cremasco e per i cremaschi. Non un punto d’arrivo, ma un punto di partenza per migliorare su tutto il territorio i servizi pubblici dedicati ai cittadini. Siamo felici che quanto fatto finora nel Cremasco sia stato riconosciuto come meritevole da tutti gli schieramenti politici e speriamo che questo modello possa presto diventare una vera Comunità di pianura. Di questo traguardo devo dire grazie ai sindaci, ai consiglieri regionali Piloni e Vitari, nostri ambasciatori, e al presidente per le autonomie Giovanni Malanchini».

«Siamo orgogliosi di sapere — ha commentato Bergamaschi — che la creazione di un nuovo livello istituzionale, con futura copertura legislativa regionale, avrà sempre l’Area Omogenea Cremasca come modello».

Telegrafico Grassi: «Il Cremasco ha indicato la via, La Regione l’ha fatta propria. Ora si tratta di percorrerla fino al traguardo, che è la Comunità di pianura».

 

Nella foto centrale Vitari, Bergamschi, Grassi, Malanchini, Rossoni, Piloni

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