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È la domenica dei complimenti. Complimenti a Roberto Mariani, presidente della Provincia. Non è da tutti cambiare idea ed essere realisti e pragmatici. È raro imbattersi in pubblici amministratori coraggiosi a invertire la rotta intrapresa.   In una provincia popolata da pseudo cavalli di razza della politica, da scudieri fedeli e miopi,  afflitta dal virus del Marchese del Grillo, il ripensamento sulla vicenda della tangenziale di Dovera merita un applauso.

Il 29 settembre 2024 Mariani viene eletto presidente della provincia. Passano poco più di 4 mesi e il quotidiano storico locale esce con il titolo: «Dovera, Mariani cancella la tangenzialina, priorità a Casalmaggiore» (La Provincia, 4 febbraio 2025). Il presidente intende dirottare sulla viabilità di Casalmaggiore i 13 milioni di euro stanziati dalla Regione per quella di Dovera.  

Shock politico, la scelta è un terremoto che squassa il territorio. Diatriba tra guelfi e ghibellini, il cambio di destinazione dei finanziamenti mobilita l’Area Omogenea Cremasca. Caleidoscopio di polemiche, la proposta si trasforma in una raffica di contestazioni. Favorite e amplificate da alcune evidenti coincidenze e contraddizioni politico-amministrative, le critiche si trasformano in protesta.  Non mancano cartelli contro l’Amministrazione provinciale e dichiarazioni senza sconti di sindaci di Comuni confinanti con Dovera, in testa Piergiacomo Bonaventi, leghista, di Pandino.    

Mariani, Pd, sindaco di Stagno Lombardo, era subentrato nella presidenza della provincia a Mirko Signoroni, di centrodestra, sindaco di Dovera, a suo tempo eletto al vertice della Provincia con il sostegno determinante del Pd. 

Luciano Toscani, vice di Mariani in Provincia, consigliere comunale a Casalmaggiore, si era   schierato in prima linea nel perorare la causa pro domo sua. Strategia rischiosa, autolesionista se si considera che i cremaschi consideravano uno scippo la nuova destinazione dei finanziamenti e uno scippatore chi ne beneficiava. 

Pochi giorni fa, a un anno dalla guerra tra poveri, la notizia: i soldi regionali restano a Dovera. Anzi la Regione aggiungerà altri 3 milioni. La Provincia rinuncia all’opzione Casalmaggiore ed è disponibile a contribuire con un milione. Il Comune ci metterà 500 mila euro. Cerchio chiuso.

«Ringrazio e apprezzo – ha commentato l’assessore regionale alle Infrastrutture Claudia Terzi – lo sforzo territoriale del Comune di DoveraProvincia di Cremona e dei consiglieri regionali Matteo Piloni e Riccardo Vitari» (La Provincia, 12 marzo). 

Tanto di cappello a Mariani e a tutti gli attori della svolta.  Ma il veleno sta nella coda. Lineare. Perfetto. Politicamente micidiale.  Tra i consiglieri regionali ringraziati dalla Terzi (Lega) manca il terzo esponente della nostra Provincia: Marcello Ventura (Fratelli d’Italia).  Per chi segue la politica locale, viene spontaneo ipotizzare che la dimenticanza del consigliere regionale non sia casuale. Ventura, che è anche coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia, non è mai stato in sintonia con il Cremasco.  In Regione è in maggioranza con la Terzi. La svista è raffinato veleno.

Complimenti a Rosolino Azzali eletto segretario provinciale del Pd.

Portavoce del sindaco Andrea Virgilio, è anche vicesindaco di Corte de’ Frati e candidato sindaco alle prossime elezioni amministrative che, quest’anno, sono in programma in 5 Comuni della provincia. Uno e trino come il padreterno. Ma anche generale nel partito e attendente in Comune.  

Una vittoria netta: 74 gli aventi diritto al voto, 51 i votanti (68,92%), 51 i consensi ottenuti.  All’apparenza un’acclamazione, un’incoronazione bulgara. Per essere certi servirebbe però capire perché 23 (il 30,8 per cento) degli aventi diritto al voto non si sono espressi. E la foto dei presenti, ripresi di fronte, pubblicata da La Provincia induce più alla depressione che all’entusiasmo. Ma no,  è una botta di tristezza. Quasi  spleen romantico. 

Azzali possiede esperienza politico-amministrativa da vendere. Il suo predecessore, Michele Bellini, eletto nel gennaio dello scorso anno, aveva gettato la spugna dodici mesi dopo, a gennaio di quest’anno. La lettera di dimissioni è un atto di accusa esplicito, senza sconti, dell’incapacità del Pd locale di rinnovarsi.  Sarebbe ipocrita negarlo. 

«Quando – aveva scritto – mi sono candidato alla segreteria provinciale avevo assunto l’impegno di provare a favorire un rilancio della nostra Federazione. In questo tentativo ho messo energie, tempo e passione. L’esperienza di quest’anno mi ha portato però a concludere che non siano presenti le condizioni perché questo rilancio possa avvenire. È una mia valutazione, della quale sento il dovere di assumermi pienamente la responsabilità. Per questo, con grande rammarico e delusione, vi comunico le mie dimissioni, con effetto immediato».

Azzali saprà rinnovare il partito? Riuscirà là dove Bellini ha fallito? 

Stefania Bonaldi, della segreteria nazionale del Pd, ha invitato a riflettere su questi interrogativi. Ha sollecitato a non ignorare i rilievi contenuti nella lettera di Bellini. Ha sottolineato che in due anni sono stati cambiati tre segretari. Ha osservato che il ritmo del turnover non è fisiologico.  Già, un’indigestione. Pd come Saturno: mangia i propri figli.

Sibillino, Piloni ha precisato: «Stiamo affrontando un momento che non avremmo voluto e che questa comunità non si meritava. Il partito non si può utilizzare a proprio piacimento» (La Provincia, 15 marzo).  Il neosegretario saprà rassicurare il consigliere regionale?

Messaggio in codice, l’accenno ai burattinai incendia la curiosità. Chi è o chi sono? 

Azzali è segretario. Viva Azzali. Ma non tutti hanno lanciato petali di rosa al suo passaggio. 

Il Pd è a un bivio. Deve decidere. Pillola azzurra fine della storia. Tutto come prima. Pillola rossa scopre quant’è profonda la tana del bianconiglio (Morpheus in Matrix).

Complimenti al sindaco Virgilio che sulla polemica per il nuovo statuto di Padania Acque non ha spiccicato una parola degna di una discussione pubblica o di un approfondimento.  Ha delegato l’incombenza al presidente del Consiglio comunale Luciano Pizzetti, che si è ritrovato in un ginepraio da lui stesso prodotto. Ginepraio che comprende anche l’esposto al prefetto di una parte della minoranza presente in Consiglio. 

È comprensibile la soggezione di Virgilio verso la sua guida politica, ma così legittima il pensiero che il vero sindaco di Cremona sia il presidente del Consiglio comunale. E non è un bene, né per lui, né per la città. Neppure per il territorio. 

Sono molti i politici e gli amministratori pubblici che notano questa debolezza politica del sindaco di Cremona e scelgono Pizzetti come interlocutore di riferimento per il Comune. Tanti anche i cittadini che riconoscono nel presidente del Consiglio il leader dell’Amministrazione comunale. Tutto questo priva Virgilio dell’autorevolezza che un sindaco deve dimostrare per essere ascoltato.  E lui non è un sindaco qualsiasi, ma del capoluogo.  Quello che più di altri deve essere autorevole.  Il baricentro è Pizzetti.  Virgilio, il resto.

I complimenti sono conclusi. Mariani, Azzali, Virgilio, tre piddini.  Tre modi diversi di fare politica. Applausi al primo. Auguri al secondo. In bocca al lupo al terzo. Così è. Anche se non vi pare. 

 

Antonio Grassi

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