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Sono i quattro cavalieri dell’apocalisse della politica cittadina.  I consiglieri comunali di minoranza Andrea Carassai (Forza Italia), Jane Alquati (Lega), Paola Tacchini (Cinque Stelle), Alessandro Portesani (Novità a Cremona), hanno osato l’inosabile per lo stile di Cremona. Hanno inoltrato un esposto al prefetto sulla vicenda del cambio di statuto di Padania Acque. In calce al documento non compaiono le firme dei colleghi di Fratelli d’Italia e della Lista Ceraso Sindaco, anch’essi di minoranza.

Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, tre indizi fanno una prova.  L’esposto, privo degli autografi meloniani, è il tassello che mancava. Il terzo indizio che permette di ipotizzare una vicinanza speciale tra Fratelli d’Italia e Pd del capoluogo e del Cremonese. Un’affinità reiterata di vedute e di comportamenti difficile da considerare casuale.  Un feeling che non si riscontra tra i corrispondenti partiti cremaschi. Alcuni giorni prima dell’esposto cremonese, le minoranze di centrodestra presenti nel Consiglio comunale di Crema avevano sottoscritto infatti un analogo esposto al prefetto, con una differenza sostanziale: sotto il documento compariva anche la firma di Fratelli d’Italia. 

A Cremona la sintonia tra piddini e meloniani si è palesata nella spartizione dei posti nei consigli di amministrazione delle partecipate o di enti pubblici.  Un’intesa tale da alimentare il dubbio che in riva a Po sia nato un nuovo partito: Fratelli Piddini Cremonesi (FPC). Stessa lunghezza d’onda per la nomina del Consiglio di amministrazione di Padania Acque e per quello di Centro Padane Engineering Srl.  Rientra in questo contesto anche la decisione unilaterale di Fratelli d’Italia di scindere in due entità autonome il gruppo di centrodestra e Lega presente in Consiglio provinciale. Con i meloniani decisi a ballare da soli, ma non insensibili alle lusinghe e al fascino ammaliatore del centrosinistra.

Un’assonanza che contrasta con il clima rovente che caratterizza i rapporti tra Pd e Fratelli d’Italia a livello nazionale.  Soggetto politico inedito, FPC è frutto di un intervento di ingegneria genetica che ha innestato segmenti di Dna meloniano nel genoma piddino. O viceversa, ma non ha molta importanza. 

Se l’operazione venisse confermata, la nostra provincia passerebbe alla storia per essere la patria di uno degli Ogm politici più innovativi e sconcertanti, generato dal trasformismo dei partiti. Un ennesimo fiore all’occhiello per la città, che nel suo palmares ne esibisce molti altri. Spiccano il record delle polveri sottili nell’aria e la costruzione del nuovo ospedale, funzionale alla cura della salute dei cittadini ma, contemporaneamente, volano per gli affari degli stakeholder. 

Impensabile solo pochi anni fa, FPC è degno figlio della società liquida e del crollo delle ideologie. È il risultato del ruolo assunto dai partiti locali, sempre meno corpi intermedi e sempre più preoccupati della propria sopravvivenza. Sempre meno attenti al bene comune e sempre più accondiscendenti alle esigenze dei portatori d’interesse. Sempre meno rappresentati da autorevoli e credibili leader politici e sempre più guidati da uomini di buona volontà.  Brave persone convinte d’essere fenomeni. Che si autoincoronano degli Andreotti, dei Craxi, dei Berlinguer del territorio, ma probabilmente in difficoltà a brillare anche con Cities Skylines, videogioco finalizzato alla gestione di una città.

Da un lato FPC pone Cremona all’avanguardia tra la pletora di laboratori politici oggi di moda. Dall’altro solleva numerosi interrogativi e altrettante perplessità nell’elettorato dei due partiti. E la frattura tra componente cremasca e cremonese accresce nervosismo e malessere. La possibile nuova Santa alleanza, ca va sans dire, tra Pd e Fratelli d’Italia, ha già provocato una netta divisione tra la frangia dei partiti all’ombra del Torrazzo e quella fluttuante della Repubblica del Tortello.  La prima, favorevole all’utilizzo in politica del Dna ricombinante per accordi all’apparenza contro natura. La seconda, ligia alla storia e alla tradizione che raccontano di Pd e Fratelli d’Italia agli antipodi. 

FPC potrebbe essere il primo passo verso la rinascita della politica in provincia, oppure il suo suicidio. Ipotesi quest’ultima tanto probabile da essere snobbata da bookmaker e scommettitori. Per ora FPC è solo una congettura.  Un tentativo scomposto (o disperato?) di uscire da una palude in cui Pd e Fratelli d’Italia si sono ritrovati per un eccesso di supponenza. Per sopravalutazione delle proprie risorse. Per l’ego ipertrofico di alcuni dirigenti di entrambi i partiti.

La stessa presunzione che ha spinto il Pd a candidare segretario provinciale del partito Rosolino Azzali, attuale portavoce di Andrea Virgilio, sindaco di Cremona. Non è vietato per legge, ma lo sconsigliano ragioni di opportunità. Un po’ come la moglie di Cesare obbligata a essere irreprensibile per evitare pettegolezzi. Questione che non si porrebbe se Azzali si dimettesse da portavoce se venisse eletto segretario.

L’affidamento di igiene urbana è la cartina di tornasole sulla consistenza e la tenuta di FPC. Indiscrezioni autorevoli riferiscono che il centrodestra di Cremona sia pronto a presentare due esposti sul rinnovo del servizio di raccolta e smaltimento rifiuti: l’uno alla Corte dei Conti, l’altro all’Anac. Sotto la lente di ingrandimento il rinnovo automatico dell’appalto ad Aprica senza gara. A Lodi una situazione sovrapponibile è stata bocciata dal TAR della Lombardia.  

Qualora le voci venissero confermate e Fratelli d’Italia firmasse entrambi i documenti, si rafforzerebbe la coalizione di centrodestra. In caso contrario bisognerebbe portare il centrodestra nella camera ardente, recitare il De profundis e prendere atto che FPC non è una supposizione, ma vive e lotta tra di noi. E’  lo spettro che si aggira per la provincia. 

I quattro cavalieri dell’apocalisse sono il caos che precede un nuovo inizio. Ma non sono loro il disordine. Forse la speranza.

 

Antonio Grassi

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