Alla complessa vicenda del nuovo statuto di Padania Acque, che ha causato uno tsunami politico provinciale, si aggiungono ogni giorno notizie e particolari nuovi. L’ultima meritevole di essere riportata e molto significativa è la delibera numero 4 del 24 febbraio, approvata all’unanimità dal consiglio comunale di Gerre de’ Caprioli. Delibera che sostituisce la precedente e approvata dagli oltre cento Comuni soci della partecipata, ma tradita dal Comune di Cremona e dagli altri Comuni cremonesi del Pd e di Fratelli d’Italia, oltre che da quelli di Crema e Sergnano. Un comportamento che ha provocato due esposti al prefetto delle minoranze del Comune di Crema e Sergnano, oltre che da quella di Cremona esclusi Fratelli d’Italia e la lista Ceraso Sindaco.
Presente all’assemblea e al dibattito, Michel Marchi, sindaco di Gerre de’ Caprioli, che non ha votato. In occasione del Consiglio comunale illustra ai consiglieri il motivo di una votazione su qualcosa che lo stesso Consiglio aveva già votato.
«Nel corso dell’assemblea di Padania Acque – spiega Marchi – lo scorso dicembre, in apertura di lavori, a seguito, per quanto ci è dato sapere, di approfondimenti fatti dal Comune di Cremona, è stata comunicata la volontà di procedere a una ulteriore modifica del testo che introducesse il limite di tre mandati per gli amministratori. Ciò non sarebbe stato un problema se non ci fossero a monte 113 delibere di rispettivi Consigli che già avevano discusso e analizzato un testo ben definito».
E fin qui nulla di particolarmente clamoroso. Ma poi Marchi aggiunge: «Non sarebbe stato altresì un problema se il tutto non fosse nato, per la verità, da attriti politici irrisolti che si tenta di accomodare con testi e regolamenti più o meno favorevoli alla maggioranza di turno. In quella sede l’assessore Simona Pasquali del Comune di Cremona proponeva quindi di non attenersi al voto favorevole dei Consigli comunali, ma di astenersi onde evitare il raggiungimento del numero legale necessario e quindi procedere a una nuova convocazione con il testo rivisto. A seguire il presidente della Provincia avallava la proposta».
Poi due accuse precise da parte di Marchi, che non sono acqua fresca.
La prima. «Ne è scaturito un ovvio e acceso dibattito che nulla ha a che vedere con la buona gestione che Padania Acque porta avanti da anni sul territorio provinciale. Una mera spartizione di incarichi, un regolamento di conti tra vecchi e nuovi nemici degna della peggiore politica che si possa incontrare».
La seconda. «La bagarre costruita ad hoc aveva e ha il solo obiettivo di rimuovere due amministratori poco graditi a forze politiche apparentemente lontane ma che, con il favore delle tenebre, da tempo si accordano garantendosi i reciproci interessi».
Poi la motivazione della sua astensione: «Per questo – conclude Marchi – durante l’assemblea sopra citata, dopo una breve dichiarazione ho deciso di non partecipare al voto. Un po’ per una forma di rigetto nei confronti della piega che la discussione aveva preso, un po’ per non essere parte di un esito che già si sapeva sarebbe andato ampiamente nella direzione richiesta dal Comune di Cremona. Mi scuso se, in parte, non ho assolto all’indirizzo dato da questo Consiglio, anche se di certo non l’ho disatteso».
Questa la giustificazione data da Marchi della sua astensione al voto sulle modifiche dello statuto di Padania Acque. Vengono messe nero su bianco le manovre sotterranee tese a sostituire l’amministratore delegato e un revisore dei conti del gestore idrico provinciale, trame che nulla hanno a che vedere con la buona gestione della società. Tutto vero. Tuttavia Marchi avrebbe potuto e dovuto svelare intrighi e complotti quando l’assemblea straordinaria era in corso: sarebbe stato utile informare i suoi colleghi sindaci. Invece si è adeguato all’indicazione ricevuta dal Comune di Cremona, che è stata quella di astenersi, pur con motivazioni diverse da quelle degli altri primi cittadini astensionisti. Al sindaco di Gerre de’ Caprioli sarebbe stato necessario un nuovo mandato per agire in tal senso, disattendendo la delibera approvata dal suo Consiglio. Non l’ha fatto. Le scuse non bastano.
Sotto il link del documento col quale il sindaco Marchi fornisce la spiegazione della sua astensione


























