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Carlo Grillo inizia il suo articolo a favore del SI dichiarando che quella del NO è “disinformazione fondata su paura, ingiurie, mistificazioni, fandonie e falsi conclamati”. Francamente, comunque la si pensi, l’affermazione mi sembra eccessiva ed offensiva per chi ha deciso di votare NO. Tanto più che se, in questa campagna referendaria, i toni si sono alzati è stato soprattutto, anche se non solo, per responsabilità dei vari ministri (e capi-gabinetto) ed in genere di alcuni sostenitori del Sì. La presidente Meloni, poi, è giunta a dire che in caso di vittoria del NO verrebbero messi in libertà più stupratori, clandestini illegali e malviventi vari. Io non voglio scendere su questo terreno ed intendo spiegare, schematicamente, per quali ragioni voto ed invito a votare NO.  

1) Sono d’accordo con Grillo sul fatto che questa riforma non affronta i problemi veri della giustizia, che sono i tempi lunghi per i processi, il poco personale, le scarse risorse. Questo però non mi porta a giustificare il provvedimento; anzi aggrava il mio giudizio negativo, proprio perché ritengo che sarebbe stato molto più importante affrontare quei problemi (ed altri, non solo della giustizia) invece che spendere soldi e polemiche per questo referendum. 

2) Il metodo seguito è stato assolutamente inaccettabile: la proposta è stata elaborata dal governo (quando in materia di Costituzione “i banchi del governo dovrebbero essere vuoti”, come diceva Piero Calamandrei) ed approvata per quattro volte in Parlamento senza modifiche dalla sola maggioranza (quando le modifiche alla Costituzione dovrebbero, come fu per la Costituzione stessa, essere discusse ed approvate insieme dalle principali forze politiche).  

3) La separazione delle funzioni tra Pubblico Ministero e Giudice è già prevista dalla legge “Cartabia”; ora si propone una totale separazione delle carriere. A me sembra una proposta nociva per il cittadino, perché senza la separazione il Pubblico Ministero ha l’obbligo di indagare a tutto campo per la verità, trovando anche eventuali ragioni di innocenza dell’imputato e non è affatto, il pm, solo “l’avvocato dell’accusa”. E’ vero, il fascismo ha recepito la non-separazione dall’ordinamento liberale precedente; ma questo perché al fascismo ciò che importava era la subordinazione del pm, e dei Giudici in genere, al governo!  

4) Il criterio del sorteggio adottato per l’elezione dei due Consigli Superiori della Magistratura e dell’Alta Corte è contrario ad ogni principio di merito (di cui si parla spesso a sproposito), impedisce ai magistrati di esprimere un voto motivato, non esiste in nessun Paese ed anche da noi è in vigore per pochi casi specifici (il Tribunale dei ministri, l’elezione dei rappresentanti dei carcerati e pochi altri casi). Per di più il sorteggio è proposto con modalità differenti: per i giudici è assoluto (tra tutti) e per i “laici” è ponderato (l’estrazione a sorte avviene tra un numero ristretto di persone, scelto dal Parlamento), a tutto vantaggio della politica.  

5) La proposta dell’Alta Corte disciplinare, per giudicare i magistrati, è a detta di quasi tutti i costituzionalisti, compreso diversi sostenitori della separazione delle carriere, sospetta di incostituzionalità. Per varie ragioni, tra cui il fatto che assomiglia a un tribunale speciale (vietato dalla Costituzione) ma soprattutto per il fatto che viene impedito ai magistrati, se condannati per qualche colpa, di far ricorso alla Corte di Cassazione, come è diritto per le altre categorie professionali (medici ecc.) e li si obbliga a fare l’eventuale ricorso allo stesso organo che li ha condannati.  

6) Da un solo Consiglio Superiore della Magistratura si creano tre organismi, con un aumento di costi notevole (si parla di 150 milioni di euro l’anno di spesa corrente più gli edifici necessari) e violando l’aureo principio secondo cui “entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem”, gli enti non devono essere moltiplicati se non ve n’è assoluta necessità.

7) Tutti questi provvedimenti hanno bisogno di leggi attuative, di cui ignoriamo il contenuto. Il Sì a questa “riforma”, dunque, sarebbe una delega in bianco a dei governanti che hanno tante volte apertamente dichiarato che loro intenzione è ridimensionare il controllo di legalità, che loro chiamano ingerenza, su politici e potenti in genere.   

8) Per quanto attiene, infine, al fatto che vi siano esponenti di sinistra favorevoli al Sì, dico che è un problema loro. E’ dubbio persino che Vassalli abbia scritto un articolo per il “Financial Time”. Ma non è questo il punto. Ognuno vota come crede. Però, a me pare giusto dire che questa è una riforma di destra, non perché la propone un governo di destra ma perché deriva da una concezione fondamentale della destra moderna (che è quella secondo cui chi è al governo rappresenta la sovranità nazionale e deve essere lasciato libero il più possibile di agire senza vincoli e impicci). Per votare NO alla legge Nordio non è necessario essere di sinistra, perché sono tali e tante le contraddizioni interne e le insufficienze che basta poco. Però, a mio parere, chi è di sinistra non può che votare NO. La Costituzione è basata su un delicato equilibrio ed andrebbe toccata il meno possibile. Di questo equilibrio fa parte la separazione dei poteri e l’autonomia della magistratura; è questo che noi difendiamo non la singola sentenza o il singolo magistrato. La difesa della Costituzione è poi la premessa per poterla attuare nelle tante parti in cui è ancora da attuare. Il nostro NO quindi è ragionato, antiautoritario, non immobilista, anzi con tanta voglia di un futuro onesto e giusto. E’ un NO frutto di quel “patriottismo costituzionale” che ci hanno insegnato presidenti come Pertini, Ciampi e Mattarella.

 

Gian Carlo Corada

presidente Comitato Cremonese Società Civile per il NO

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