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In un momento storico in cui, a mio avviso, la confusione regna sovrana sopra i  massimi sistemi, in cui la menzogna dilaga mascherata da diritto umano, e chi cerca  di contrastarla viene censurato, in cui il male si accanisce contro i più fragili, mi sono  chiesto se valeva la pena continuare a scrivere. 

A che pro e con che stato d’animo se questi sono i risultati?  

Argomenti ne avrei un’infinità, soprattutto di natura, ed è la passione che mi spinge a  continuare, finchè basterà, perché la natura è bella. 

La frana di Niscemi, in Sicilia, è tutt’altro che bella. Ricordi di una vita distrutti, case e automezzi precipitati nel baratro. Fortuna che non ci sono state vite spezzate, ma nell’animo sì. 

Tutto è cominciato alle ore 13 di domenica 25 gennaio scorso. Anzi è ricominciato un  movimento franoso i cui primi segnali noti risalgono al 18esimo secolo, proseguito  poi nella frana del 1997. Una frana che può progredire molto lentamente, quindi  arrestarsi per un po’, com’è naturale che sia per quell’equilibrio precario a cui tendono  tutti i fenomeni geologici, e poi ripartire quando si verificano le condizioni adatte. 

Nel caso specifico, l’innesco è stato rappresentato dalle pioggie torrenziali del ciclone  Harrys, che ha devastato le coste della Sicilia, specie tra Messina e Catania, della Calabria e del sud della Sardegna in quel periodo. Per scatenare la frana dovevano  scaricarsi su un territorio già vulnerabile di suo, segnato da precedenti analoghi episodi e rispetto al quale in termini di prevenzione e di riassetto poco o nulla s’era fatto e questo è stato il motivo per il quale ora risultano indagati ben quattro presidenti di Regione. 

Uno di questi, Rosario Crocetta, sembra cadere addirittura dalle nuvole quando  afferma: “Nessuno mi informò. Né io né il mio staff ricevemmo segnalazioni di  rischio”. Sulla stessa linea il suo predecessore Lombardo. Che la frana non sia mai  esistita, allora? Che sia tutto un complotto di magistrati, giornalisti e ambientalisti ossessionati dalla voglia di seminare fango? 

In merito, il geologo più mediatico d’Italia, Mario Tozzi, non ha usato mezze misure a  commentare l’evento, al punto che il giornalista de La7 che gli faceva un’intervista  volante, Pino Rinaldi, ha provato non poco imbarazzo rispetto alle sue trancianti parole. 

Tozzi ha detto: “Sono senza parole nel sentire il sindaco di Niscemi dire che non se l’aspettava, nonostante la natura fragile del territorio, nonostante i precedenti. Non si  possono più sentire cose del genere. Gli amministratori non possono più far finta di  niente. Se non se l’aspettava vuol dire che non aveva studiato e questo è il primo  problema: l’ignoranza, che è intollerabile. Non sai dove vivi? Dove  costruisci? Dove metti i piedi, che rocce hai sotto casa? L’ignoranza non è una  scusante, è un’aggravantePoi non si pianifica il territorio, non si abbatte dove si sarebbe dovuto abbattere, quindi si autorizza a costruire dove non si dovrebbe e infine non si tiene conto dei  mutamenti climatici che portano a eventi estremi sempre più frequenti e violenti.  Questi sono i motivi per i quali siamo ridotti così in Italia. Il sindaco dovrebbe  semplicemente scusarsi per non aver provveduto per tempo, perché non si può amministrare un territorio se non lo si conosce, e poi basta con questa storia del territorio per cui è colpa del caso, della fatalità, bisogna smetterla!! Io sono 40 anni che vado in giro per l’Italia e il mondo a vedere disastri, che diventano catastrofici  sempre per colpa dell’uomo. Non si possono dunque più sentire cose del genere  perché l’Italia, soprattutto quella meridionale, è un territorio giovane, con rocce  scoscese a picco sul mare, e tutti i rischi di tipo sismico, vulcanico ed idrogeologico. Pertanto non solo non si deve rientrare nelle case almeno per un’ottantina di metri dal  costone, ma sarà anche difficile pensare a fare degli interventi con quel tipo di roccia  friabile, sabbiosa . Non rimane altro che abbattere le case, cosa che si doveva già fare, o  quantomeno evacuarle anche se non sarà una cosa semplice, perché in quelle case si  sono piantate radici, si sono sviluppate grandi famiglie”. 

Eppure altrove evacuare è stato possibile. A Craco in Lucania e a Pentidattilo in  Calabria e il villaggio fantasma rimasto ha riscosso anche una fama turistica quale luogo storico da visitare o in cui ambientare scenografie. Ma basta giustificare il fatalismo, l’ignoranza, perché la non conoscenza non ha ragione di esistere, anzi dal  punto di vista geologico la struttura di Niscemi era arcinota, solo che la sua  conoscenza è rimasta nei cassetti degli uffici istituzionali, non se ne è fatto tesoro per  promuovere un’attività di prevenzione, che può avvalersi anche di tecnologie sofisticate  che possono prevedere quando aumenta il rischio della riattivazione di una frana. 

Questo ci insegna, inoltre, che non bisogna fermarsi a coltivare il proprio orticello,  ma che bisogna guardare l’ambiente a 360 gradi, con vista profonda. In altre parole,  per poter costruire non basta che il suolo dove affondo le fondamenta sia geologicamente perfetto, né che le tecnologie che utilizzo siano quelle più all’avanguardia. Infatti se costruisco in un canalone a valle, è evidente che quell’area potrà essere facilmente raggiunta da una frana, da una colata di detriti o da una valanga, e allora tutto il lavoro fatto anche a regola d’arte potrà essere vanificato. 

Riguardo a Niscemi, tanti interventi a suo tempo si potevano fare, quali il  modellamento del versante, la riprofilatura del pendio, inerbimenti, opere di drenaggio che riducono il rischio di spaccare la montagna da parte dell’acqua che cola, passando dallo strato sabbioso superiore, permeabile, a quello sottostante  argilloso impermeabile, deviando lateralmente alle argille, presso cui si accumula. Ma questi interventi costerebbero miliardi e ora la frana è andata talmente avanti che pare non si possa fare più nulla. 

E’ una storia già scritta, magari lenta a evolversi come può essere lenta l’evoluzione di frane come queste, da scorrimento, e quindi da monitorare. Gli strumenti ci sono.  

Sapendo quanto possa essere dolorosa un’evacuazione in un paese non piccolo come  Niscemi, si cercherà di raggiungere un compromesso, di salvare il salvabile, ma prima o poi sempre più numerosi abitanti del luogo dovranno prendere in  considerazione il trasferimento altrove perché per quanto possano essere elevati i progetti, sofisticate le tecnologie, nulla fermerà la frana che per sua natura progredirà  in un processo continuo, graduale e irreversibile, sebbene non veloce nella devastazione e diverse nella loro natura come furono quella di Sarno (colata di  fango) e quella di Blatten in Svizzera dello scorso anno. 

 

Stefano Araldi

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