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Sulle tracce di..Satana. Rimanendo nella metafora del serpente, di chi esso ne è la migliore se non del diavolo? Che il luogo avesse un’aura metafisica lo si sapeva da secoli.  Ne parlò Dante nella Divina Commedia, citandolo come uno dei monti che gli ispirò quello del  Purgatorio, IV Canto versetti 25-27. 

“Vassi in Sanleo e discendesi in Noli, 

montasi su in Bismantova e ‘n Cacume 

con esso i piè; ma qui convien ch’om voli” 

Talmente arduo dunque gli parve raggiungere la cima della Pietra di Bismantova , Appennino  reggiano, che un uomo per farcela avrebbe dovuto volarci sopra, metafora della difficoltà all’ascesa  spirituale verso la totale purificazione, i prati dell’Eden, l’ampio pianoro della cima della  montagna. 

Eppure la salita escursionistica che io feci in solitaria nella primavera del 2013, mi parve tutt’altro  che difficile da completare,vuoi perchè la Pietra è alta poco più di 1000 metri, vuoi perchè  nonostante il mio passo lento, le numerose soste per fotografare l’ambiente circostante, ci misi più o meno un’oretta. 

Dante allora doveva riferirsi ad altro, e cioè all’arrampicata manuale, confermata dalla descrizione  che il Sommo Poeta ne diede, compatibile con una pratica alpinistica, nei versetti 31-33. 

“Noi salavam per entro ‘l sasso rotto, 

e d’ogne lato ne stringea lo stremo 

e piedi e man volea il suol di sotto” 

Noi chi? Con chi era in compagnia Dante? Nientemeno che, idealmente, col suo maestro, quel  Virgilio Publio Marone da Mantova.  

Mantova, Bismantova, termini molto simili ma senza alcuna correlazione etimologica. Anzi,  l’origine del termine Bismantova rimane ancora oscura, e questo alimenta il fascino dei suoi misteri. 

Tra le tante interpretazioni, due tra le più accreditate mi son parse particolarmente ammalianti.  

1) Bis da VIS forza in latino, e MONTIUM dei monti ad indicare la forza suggestiva che  questo enorme monolito sa trasmettere al luogo, maestosamente isolato e tutto circondato da una cornice di monti, quelli dell’Appennino tosco emiliano, di cui è il signore indiscusso che già a vederlo da lontano, nel viaggio di avvicinamento, suscita un impressione di solenne  potenza e quindi un timore reverenziale misto ad una strana sensazione di inquietudine  (foto 1). Ma anche la forza oscura che nasconde. 

 2) Dal celtico vis vischio che si raccoglieva dai querceti circostanti, soprattutto d’inverno, nelle  notti di luna crescente (men) per l’uso rituale dei Druidi, i sacerdoti, ad indicare la connessione  spirituale tra cielo e terra, di cui il vischio era ponte, crescendo sugli alberi, senza mai scendere a  terra nel suo sviluppo.

Una montagna quindi dalla morfologia assolutamente singolare, ora simile ad un incudine, ora a una  nave, ora a un enorme proiettile conficcato nella terra e proveniente da chissà dove. 

Già, da dove?  

Montagna sacra da tempi ancestrali, oggetto di pellegrinaggi mariani inseriti su culti pagani, e  quindi Monte del Paradiso, Monte del Purgatorio ma anche Monte del Diavolo, che lì vi abita. 

Pare che sulla sua cima si fossero tenuti, in epoche anche recenti, dei rituali sabbatici, convegni di streghe in presenza del demonio e che dei padri gesuiti dell’eremo avessero assoldato un cavaliere  per disperdere i sabba, ma mentre erano a cena nel refettorio, videro il soffitto sfondarsi a causa  della caduta del povero cavaliere brutalmente assassinato e proiettato sul loro tavolo. Ma da chi  fosse stato ucciso, cosa fosse veramente successo, non lo si seppe mai. Tuttavia la colpa venne data  ad una presenza diabolica e allora uno di loro, padre Spiridione, decise di affrontare il demonio coi  suoi esorcismi, ma invano. La lotta durò per tutta la vita, fino alla morte del prete. Fallito il  tentativo, dunque, di scacciare il demonio dalla Pietra.  

Che sia questo il suo volto scolpito nella roccia? Lo sguardo terrificante c’è tutto. (foto 2) 

Che la montagna suscitasse una suggestione diabolica, lo sapevo già prima della partenza e prima  di conoscere i fatti appena descritti, per la documentazione che avevo raccolto, con mio grande e  triste stupore. 

La montagna infatti non è solo meta di escursionisti e di arrampicatori, ma anche di suicidi. Persone che vengono persino da decine di chilometri di distanza per farla finita, buttandosi giù dalla sue pareti,  quella meridionale in particolare che guarda verso le più alte cime dell’Appennino settentrionale,  il Cimone, il Cusna, e il Ventasso, ancora innevate ad aprile (foto 3), perchè su quella  settentrionale sale il bosco per cui un aspirante suicida lanciandosi può anche impigliarsi in qualche  ramo e cavarsela; mentre quella meridionale invece è “vertiginosamente” nuda e verticale. Perciò  non dà scampo. (foto 4) 

Mai poi avevo sentito di montagne in Italia ambite per questo scopo, e cosa poteva attirare persone  da lontano per farla finita in un modo così orrendo, lanciandosi nel vuoto? Non potevano usare  metodi indolori a casa, senza tanto scomodarsi? Cosa o chi li attraeva alla Pietra? Tra costoro Paola  Ballarini, una 21enne piacentina di Fontana Fredda precipitata nella notte tra il 10 e l’11 maggio  del 2022, e in merito alla cui morte l’anno scorso si sono riaperte le indagini. 

Di attrazione fatale dunque si trattava, di una vera e propria tentazione diabolica che fà venire in  mente le Tentazioni di Gesù nel deserto. Il diavolo portò Gesù sul punto più alto, non di una  montagna però, ma del tempio, sfidandolo a buttarsi giù perchè se era veramente Dio, gli angeli  non avrebbero esitato a correre in suo aiuto e sostenerlo. 

E pure Maometto, in Sahih al -Bukhari, hadith 6982, Libro dell’Interpretazione dei sogni, in un  periodo di crisi esistenziale, meditò di suicidarsi gettandosi da una montagna, ma si tramandò che fu fermato dall’arcangelo Gabriele. 

Lasciata la base, arrivai in breve tempo all’eremo che stava proprio sotto la Pietra, quasi incastrato  in essa (foto 5). Dalla sua porta semiaperta si affacciò un monaco dalla lunga barba bianca, i piedi scalzi, che mi fissò con sguardo curioso, sibillino. Sembrava un po’ preoccupato (foto 6). Che  temesse che anch’io , come altri che erano passati di lì, volessi farla finita? O che volesse mettermi in guardia da qualcosa, da qualcosa che non ebbe il coraggio di dirmi,  temendo che non lo prendessi sul serio, e che forse si collegava a quell’episodio terribile e  assolutamente imprevisto che poco dopo avrei vissuto di persona? E che solo lui, per quello che  era, forse poteva sapere? 

Ma chissà. 

Salii pertanto sulle pendici boscate del monte, arricchite in quella stagione dalle splendida e copiosa fioritura della Colombina maggiore, la Corydalis cava (foto 7), che connotava di fiabesco il  paesaggio. Arrivato in cima percorsi l’ampio pianoro in lungo e in largo finchè mi avvicinai alla  parete più esposta, quella sud, e vidi dei fiori gialli di una specie rara, tipica di rupi soleggiate e  rocce serpentinitiche, l’Alyssoides utriculata (L) Medik susp.utriculata. (foto 8) Mi sedetti per fotografarla, sia mai che stando in piedi perdessi l’equilibrio, e poco dopo mi sentii come una  grande forza alle spalle-“la forza della montagna”- che tentava di spingermi giù nel baratro (foto 9). 

Non erano vertigini, non ne avevo mai sofferto, nè sul Torrazzo nè su cime tre volte più alte  raggiunte per escursione. 

Suggestione? Condizionata dal fatto che già sapevo dei suicidi? Ma quei gesti estremi erano  intenzionali, la spinta invece era involontaria. Ma…potrebbe sembrare , eppure come si fa a  dimostrare una suggestione? Non è facile. Parimenti non è possibile dimostrare la presenza di entità  malefiche invisibili. Già, ma non si può neppure dimostrare la loro assenza. Un bel rebus dunque. 

Spaventato, retrocessi senza voltarmi da seduto, finchè raggiunta una distanza di sicurezza, mi  rialzai ma lì vicino mi apparve, scolpita sulla pietra, una bella vipera (foto 10). Di chi era l’opera?  Non solo, le foglie dell’aglio selvatico si contorcevano come serpenti! (foto 11) Dio mio, mi dissi!! Dov’ero capitato? Meglio andarmene via da lì al più presto, passando per una  grande frana, (foto 12), incontrando pietre enigmatiche tra cui una a forma di piramide che  ricordava gli antichi Egizi e il culto speciale che diedero ai morti, e agli spiriti delle tenebre (foto  13). 

Allora la mente mi si illuminò a riconsiderare la natura di quei suicidi. E’ vero che in alcuni casi fu  lasciato a casa un biglietto di addio e quindi lo scopo risultava chiaro. Ma possibile, mi chiesi, che  nessun altro avesse patito un’esperienza come la mia e però non fosse riuscito a resistere a quella  forza malefica? O che fosse andato lì anche con una mezza idea di farla finita e la forza della  montagna gli avesse dato il colpo di grazia?  

Ricercando notizie, scoprii che un ragazzo di Scandiano era precipitato per motivi imprecisati, non  suicidiari, pare. E anche quando si parlò di suicidio, era proprio questa allora la vera circostanza  della morte in tutti i casi? Non è che si parlava di suicidio, perchè era comodo finirla così, e  nient’altro veniva in mente? Certamente non è facile pensare al diavolo, per chi non ci crede. 

Ancora adesso non so darmi una spiegazione. Rimango senza parole. Un attacco di panico? Mai  avuti. L’attrazione del vuoto? Dell’orrido? Mah! 

In questi giorni, rivedendo il tutto, ho scoperto che quel monaco che mi fissava dalla porta  dell’eremo, era nientemeno che un esorcista, don Edoardo Cabassi. Adesso capisco il suo sguardo come se nascondesse una qualche verità da non dire facilmente in giro. Chissà perchè proprio lì  altrimenti s’era piazzato? Il venerdì 13 febbraio 2015, venerdì 13 appunto, per chi non è  superstizioso, quasi due anni dopo, due massi si staccarono dalla Pietra e andarono a schiantarsi l’uno contro l’auto del prete che si salvò per miracolo, mentre l’auto finì distrutta,, e l’altro contro la  statua di San Benedetto da Norcia, che stava presso la chiesa, quello infatti era un eremo  benedettino (foto 5). L’area fu ovviamente transennata e, altro miracolo, siccome erano in corso i  lavori di restauro dell’Eremo, la frana rovinò sui ponteggi che a loro volta, però, barricando la  chiesa, riuscirono a salvarla. 

A proposito di san Benedetto, san Gregorio Magno racconta di lui che a 12 anni fu mandato a  Roma a studiare, ma che, disgustato dai costumi dissoluti della città, “ritrasse il piede che aveva  appena posto sulla soglia del mondo, per non precipitare anche lui nell’immane burrone”. 

Non solo, san Benedetto è noto come uno dei più importanti esorcisti della cristianità. A lui si deve  la famosa espressione “Vade retro Satana”, incisa in forma di acronimo con altre preghiere  esorcistiche sul retro del famoso Medaglione di San Benedetto, una sorta di amuleto protettivo  contro le minacce del Maligno. La croce che sul davanti della medaglia il santo tiene nella mano  destra, gli servì per distruggere quel calice che conteneva il vino col quale dei monaci assassini  volevano avvelenarlo. Da quel calice si vede uscire una serpe. Alla sua sinistra, invece, si vede un  corvo che porta via del pane, anche questo avvelenato in un’altra occasione per ucciderlo. 

Chi ne era il mandante? 

Attenzione però che l’astuzia di Satana non ha limiti e seppe infiltrarsi in maniera inimmaginabile  anche nei pellegrinaggi che si compivano in onore della Madonna, essendo quell’eremo un  santuario a lei dedicato, il Santuario della Natività della Beata Vergine Maria.  

Ebbene accadde che due processioni furono fissate lo stesso giorno da due paesi diversi, e nessuno  voleva lasciare il passo all’altro. La contesa divenne talmente aspra che rischiò di sfociare nella  violenza, per il godimento del diavolo, finchè fu chiamato il Comune stesso di Reggio Emilia a  dirimere la questione. 

Molto altro ci sarebbe da dire a partire dalla considerazione che questa montagna è fatta di scheletri di esseri viventi. E’ un enorme cimitero dunque di abitanti del mare tra cui anche squali che in  epoche preistoriche andarono incontro dopo la morte ad un processo di calcificazione e fusione.  Biocalcarenite si chiama pertanto l’arenaria a cui hanno dato origine emergendo dall’acqua per cui  la Pietra ha un’origine marina, e poggia su marne argillose che ne accentuano la mobilità e la  fragilità. 

In definitiva, trascinato da un’ambivalente emozione e dall’entusiasmo di scoprire quanti più misteri  di questa Pietra indiavolata ma anche aperta alla luce divina, quindi viva, mobile e pulsante, sono  arrivato a pensare che qui si stia combattendo una battaglia escatologica tra le forze spirituali, le forze del Bene e quelle del Male

Siccome poi sulla cima Dante vi colloca i prati dell’Eden, che sia questo il luogo del Giudizio  Universale alla fine dei tempi? 

 

Stefano Araldi

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