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Qualche considerazione a margine della Commissione di Vigilanza nella quale si è cercato di ricostruire giuridicamente e politicamente una vicenda certamente complessa. Questi i fatti. Due città limitrofe, Lodi e Cremona, per anni sono  perfettamente allineate sulle decisioni relative alla gestione del servizio di igiene urbana, affidato nel 1999 a società interamente partecipate dal Comune (Astem e Aem), alle quali subentra Linea Gestioni Srl, poi acquisita da LGH spa che viene incorporata per fusione in A2A. Infine la presa d’atto, nel 2023, del subentro di Aprica spa conseguente ad una riorganizzazione tra rami di azienda entrambi interni al Gruppo A2A.
Fino al 2024 nessuno dei due Comuni ha rilevato cause ostative alla prosecuzione del servizio di gestione dei rifiuti in esecuzione del contratto originario dando la stessa interpretazione al contesto normativo, comunitario e nazionale, di riferimento.
A giugno del 2024 il Comune di Lodi, in considerazione del mutato orientamento giurisprudenziale,  rivede la propria posizione e assume la decisione di cessazione del contratto di servizio con Aprica ritenendo che sussistano tutti i presupposti richiesti dalla legge per considerare risolto ispo iure l’affidamento diretto fin dal 31/12/2018.
Il Tar Lombardia, chiamato a decidere sul ricorso presentato da Aprica spa, riconosce che questa interpretazione è pienamente conforme alla lettera e alla ratio della norma, rispettosa della Costituzione, del diritto dell’Unione Europea e del principio espresso dalla Corte di giustizia dell’UE secondo cui, “ove un appalto sia stato attribuito senza gara ad una società a capitale interamente pubblico, il fatto che nel corso del periodo di affidamento vengano ammessi a partecipare al capitale di detta società anche degli azionisti privati, determina il cambiamento di una condizione fondamentale dell’appalto che impone l’indizione di una gara”.  Al contrario il Tar afferma che consentire la salvezza di affidamenti diretti che sono illegittimamente proseguiti successivamente al termine previsto dal legislatore si pone in palese contrasto con le citate normative. Tanto più che trattandosi di una cessazione ex lege non c’è nemmeno la necessità  di apposita deliberazione del Consiglio comunale dell’ente affidante. Tra l’altro, non ritenendo sussistere un legittimo affidamento in capo ad un avveduto operatore professionale del settore qual è la ricorrente Aprica spa, il Tar non solo non gli riconosce alcun danno ma condanna quest’ultima alle spese del giudizio.
Quale Sindaco, Assessore, Consigliere di maggioranza o di opposizione di fronte a una sentenza così lineare e chiara a supporto della decisione del Comune di Lodi, trovandosi ad amministrare un Ente nella medesima situazione, non si sarebbe posto il problema di un approfondimento della questione nelle sedi opportune?
A Cremona lo ha fatto la minoranza attraverso la convocazione della Commissione di Vigilanza per chiedere alla struttura tecnica e alla parte politica quali sono le motivazioni che inducono il nostro Ente a non seguire la strada intrapresa dal Comune di Lodi che ad oggi pare quella più rispettosa della normativa vigente.
E le ragioni non possono che essere solo e unicamente giuridiche. L’argomentata e approfondita ricostruzione legislativa e giurisprudenziale resa dalla segretaria generale Di Girolamo, volta a dimostrarci la legittimità degli atti assunti dal Comune,  è stata però indebolita dal tentativo di Sindaco, assessore Pasquali e consiglieri di maggioranza di spostare l’attenzione sulle possibili ripercussioni che una decisione in linea con quella del Comune di Lodi potrebbe avere per gli uffici e per i cittadini cremonesi.
Rispetto alle argomentazioni giuridiche sembrano cioè prevalere l’esigenza di non accelerare la procedura di gara perché la gestione della stessa è complessa (a dimostrazione c’è stato presentato il cronoprogramma da qui al 2030),  potrebbe risentirne la qualità del servizio e c’è il rischio di un contenzioso.
Ma che bisogno c’era di rappresentare questi elementi nel momento in cui non si ha nessun dubbio sulla legittimità degli atti come sostenuto dalla Segretaria Generale? Dobbiamo valutare la questione in termini di legalità o costi /benefici?
Perché insinuare il dubbio nei cittadini, come ha dichiarato il Sindaco, che la minoranza propone “scorciatoie e semplificazioni che rischiano di creare incertezze e conseguenze pesanti per la città”? Ma può considerarsi più una scorciatoia dare continuità all’affidamento in essere o la richiesta di anticipare la gara? Ricordo che quando si è trattato dell’affidamento del servizio Saap, che valeva due milioni di euro, si era del tutto esclusa la possibilità di proseguire il servizio, anche solo per pochi mesi, con le cooperative cremonesi richiamandosi al rigoroso rispetto del codice degli appalti, nonostante le possibili ripercussioni sui bambini disabili.
Ma poi quali sarebbero le pesanti conseguenze che stanno subendo i cittadini di Lodi dal 2024? Mi risulta nessuna, visto che il servizio di igiene urbana non è mai stato interrotto, ha mantenuto la stessa qualità agli stessi costi, anche in giorni festivi, senza alcun disagio per la cittadinanza, in un contesto in cui maggioranza (tra l’altro di centro sinistra) e opposizione si sono trovate in pieno accordo sulla decisione di andare immediatamente a gara prorogando l’affidamento ad Aprica nelle more della procedura. Certo hanno avuto un contenzioso che peraltro per ora hanno vinto senza dover neppure sostenere le spese legali che saranno rimborsate da Aprica.
Perché invece a Cremona dobbiamo temere possibili incrinature nei rapporti con la concessionaria come paventato  in Commissione di Vigilanza dal consigliere Roberto Poli? E’ questa paura che ci deve tenere legati all’affidamento ad Aprica o la convinzione che lo stesso sia ad oggi legittimo? L’assessore Simona Pasquali ha anche rappresentato la difficoltà di affrontare la questione che la piattaforma ecologica e il termovalorizzatore non sono più nella disponibilità del Comune di Cremona ma di proprietà di A2A. Ma d’altronde queste sono le conseguenze della fusione decisa dal centro sinistra  che ha sempre rappresentato l’operazione come generatrice di benefici per i cittadini che per ora non hanno ottenuto né lo spegnimento del termovalorizzatore né l’investimento di risorse sul territorio da parte di A2A in progetti ambientali visto il fallimento del piano 20/30. Certo possiamo vantare premi e la tariffa più bassa d’Italia, peccato che il raffronto con le altre città non è fatto sui costi a parità di servizi. E’ chiaro che la tariffa di Brescia, che applica in parte la raccolta porta a porta notturna con migliori risultati in termini di pulizia e decoro, ha dei costi maggiori rispetto a Cremona dove questo servizio non è previsto.
I cittadini cremonesi meritano comunicazioni  corrette e non strumentali alla causa soprattutto su una partita così importante per il futuro della nostra città. Tra l’altro prevedere la gara nel 2030 significa scaricare l’onere della procedura ad una prossima amministrazione che potrebbe essere non in continuità con l’attuale ma che si troverebbe a gestire, appena insediata,  l’affidamento più importante per il Comune senza magari aver potuto avere voce in capitolo sulla redazione del bando di gara.

Questa non è un’assunzione di responsabilità, come affermato da Andrea Virgilio, ma sembra più una strategia attendista, poco giuridica e molto più politica, che crea contrapposizione anziché provare a costruire un percorso condiviso come avvenuto a Lodi.

Maria Vittoria Ceraso
Lista Civica Oggi per Domani

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