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Consigliera Tacchini, ho letto le sue dichiarazioni successive al Consiglio comunale e, francamente, colpisce più il cambio di tono che il merito delle obiezioni.

In aula, subito dopo la mia replica, lei aveva dichiarato di esserne “abbastanza soddisfatta” e che la risposta le risultava “completa”. Oggi, a distanza di poco tempo, quella stessa risposta viene descritta come “deludente”, priva di contenuti e addirittura come uno “spot elettorale”. È una torsione evidente del giudizio politico, che merita di essere segnalata. Perché delle due l’una: o in aula aveva compreso il senso e il contenuto della risposta, oppure la sua valutazione successiva è maturata altrove, fuori dal confronto consiliare, probabilmente sotto la pressione di interlocuzioni politiche che hanno ritenuto inopportuno quel suo primo giudizio.

Questo, più che un problema mio, sembra rivelare una certa difficoltà di sintonia dentro il campo politico che lei dice spesso di rappresentare come portavoce. E dà l’impressione che il punto non fosse tanto capire la risposta, quanto correggere pubblicamente una posizione iniziale che, forse, in una parte della sua coalizione non è stata apprezzata.

Venendo però al merito, è mia volontà respingere l’affermazione secondo cui non sarebbero state fornite risposte vere. Non è così. Nella mia risposta sono stati indicati con precisione i passaggi relativi alla procedura di verifica di assoggettabilità a VIA dei parcheggi: la presentazione dell’istanza, la richiesta di integrazioni da parte del Comune, il mancato riscontro nei termini di legge, l’archiviazione conseguente. Questi si chiamano fatti amministrativi, non propaganda. Si tratta di una documentazione accessibile per la cittadinanza e dunque anche per gli stessi consiglieri comunali.

Si può sostenere, semmai, che sulla Conferenza di servizi alcuni elementi potessero essere ulteriormente dettagliati. Questo è un rilievo politico legittimo. Ma trasformarlo nell’accusa che il Comune avrebbe cercato di nascondersi dietro ai tecnicismi è semplicemente sbagliato. Il Comune nelle procedure agisce per atti, gli atti sono elementi di carattere tecnico e un amministratore locale che siede in Consiglio deve fare riferimento ad atti amministrativi. Il Comune ha chiarito il proprio ruolo, che è quello previsto dalla legge: partecipare per gli aspetti di competenza, attraverso le proprie strutture tecniche, senza invadere funzioni che spettano ad altri enti. È esattamente ciò che un’amministrazione seria deve fare.

Quanto poi all’accusa di aver fatto uno “spot elettorale”, credo sia utile ristabilire un principio elementare. Richiamare il programma di mandato non è propaganda: è rispetto della democrazia locale. Un’amministrazione che si presenta ai cittadini con una posizione chiara sul nuovo ospedale e che quella posizione la inserisce nelle linee di mandato e nel Documento Unico di Programmazione, approvati nelle sedi istituzionali, non fa pubblicità a se stessa quando la ribadisce. Fa il proprio dovere. Ricorda cioè che esiste un indirizzo democraticamente assunto e che governare significa agire con coerenza rispetto a quell’indirizzo, naturalmente dentro il rigoroso rispetto delle procedure.

Il punto vero, infatti, è questo: lei è legittimamente contraria al nuovo ospedale e continua a considerarlo uno spreco di risorse pubbliche. È una posizione politica che le appartiene e come le ho ribadito in Consiglio non solo è rispettabile ma anche da stimolo. Ma non può pretendere che il Comune di Cremona, che ha assunto un diverso indirizzo davanti ai cittadini e nelle proprie sedi democratiche, si comporti come se quell’indirizzo non esistesse o dovesse essere continuamente sospeso perché una parte dell’opposizione vorrebbe rimettere in discussione l’intero percorso a ogni passaggio procedurale.

La democrazia locale non è soltanto il diritto di dissentire, che nessuno mette in discussione. È anche il dovere, per chi governa, di tenere fede agli impegni assunti con i cittadini e di esercitare con rigore le responsabilità amministrative che competono all’ente. È esattamente ciò che questa Amministrazione sta facendo: non sostituendosi alla Regione o all’ASST, ma seguendo con serietà un’opera strategica per il territorio, vigilando sulle procedure per ciò che compete al Comune e garantendo trasparenza verso il Consiglio comunale e verso la città.

Per questo trovo singolare che venga definita “spot elettorale” quella che in realtà è una rivendicazione di coerenza istituzionale. Sarebbe ben più grave il contrario: un’Amministrazione che, per inseguire polemiche contingenti o convenienze di giornata, smarrisse il senso del mandato ricevuto e del quadro democratico entro cui opera.

Il Consiglio comunale merita un confronto serio, non letture retroattive dettate da esigenze di posizionamento politico. E su un tema delicato come il nuovo ospedale, la città merita ancora di più: merita chiarezza, responsabilità e rispetto della verità dei fatti.

 

Andrea Virgilio

sindaco di Cremona

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